domenica 25 gennaio 2009

Un fulmine a ciel sereno: l'aneurisma.

Aneurisma



In un angolo buio aspetta per anni prima di venire alla luce...



....all'improvviso favorito dallo stress e dai problemi quotidiani,



così, decide di fulminarti in un istante...



decretando la tua vita: ON o OFF.



Dopo 39 anni di ignara e pacifica convivenza, il 06 luglio 2008 vengo ricoverata all'ospedale per “emorragia subaracnoidea in presenza di aneurisma rotto del sifone carotideo destro, all'origine dell'arteria comunicante posteriore destra...” come si evince dalla diagnosi.


Le due settimane precedenti furono caratterizzate sia da un'emicrania quasi costante, non eccessivamente lancinante, sia da un forte stress, poiché dovevo preparare un esame e nello stesso tempo stavo organizzando il viaggio per il compleanno di mia figlia.


Approfittando di un meeting al quale mio marito doveva partecipare, decidemmo di partire anche con i due figli: la prima di dieci e il secondo di cinque.


... Si, nonostante il periodo non fosse economicamente dei più felici, più volte sollecitai mio marito perché quell'anno volevo un dono speciale per mia figlia, volevo che festeggiasse il compleanno a Mirabilandia...e non vi dico i salti di gioia dei miei bambini.


Nonostante le difficoltà, mio marito mi accontentò, però per problemi organizzativi decidemmo che mentre lui presenziava al meeting, io avrei portato i bambini per tre giorni al parco, poi l'ultimo giorno ci avrebbe raggiunto per andare tutti insieme.


In poco tempo riuscii a trovare l'albergo vicino al parco e dopo avere organizzato e prenotato tutto...il giorno successivo ebbi un nuovo campanello d'allarme, delle fitte improvvise e lancinanti che duravano pochi ma interminabili secondi...


...molto spaventata guardai mio marito negli occhi perché volevo essere confortata, allora lui quasi sussurrando mi chiese: “andiamo all'ospedale?”, la mia risposta positiva fu devastante per entrambi, lui impallidì ma cercò di rassicurarmi, con voce fioca mi disse: ”sicuramente è lo stress, tutta quest'ansia per quello stupido esame, comunque andiamo al Pronto Soccorso, così tanto per togliere ogni dubbio”.


Dopo tre lunghissime ore di anticamera... si, perché tutti i pazienti ai quali veniva attribuito il codice rosso avevano la precedenza, finalmente arrivò il mio turno e decisero di fare la TAC...dopo altre due ore di interminabile attesa... il responso.


Il dottore mi disse che stava predisponendo il ricovero, ma quando io chiesi l'esito della TAC, lui rispose in modo vago e farfugliò che dovevo fare altri esami, allora risposi risoluta “ma io non posso restare, domani ho un esame, no, non posso rimandarlo e poi devo partire, devo comunque parlare con mio marito e...”


Di colpo frenai ogni scusa, chinai il capo sconfitta, sembrava un brutto sogno dal quale volevo risvegliarmi, poi il silenzio...


Lui stava ancora lì, il suo sguardo dispiaciuto mi fissava e sembrava che non riuscisse a parlare: forse perché non avevo ancora compreso o rifiutavo di accettare ciò che stava accadendo.


Allora un turbinio di pensieri confusi, irrazionali presero il sopravvento, tutto mi sembrava così irreale, e se fosse uno scherzo? No, è di cattivo gusto, forse un incubo pensai.


All'improvviso il dottore, con un filo di voce interruppe quei pensieri assurdi riportandomi alla realtà: “la capisco, ma deve credermi, si deve ritenere molto fortunata di essere qui in questo momento e soprattutto di non essere partita...”


...quelle parole continuavano ad echeggiare nella mia testa, lui mi guardava in silenzio, finché vinta da ciò che stava accadendo, risposi come un automa: “va bene”.

Certamente non stava aspettando il mio consenso, sperava solo di tenermi calma per

evitare che l'emorragia aumentasse e di evitare la tragica conseguenza.


A quel punto capii che dovevo stare calma, perché potevo entrare in coma da un momento all'altro, dovevo rientrare in me, avrei voluto urlare ma non potevo...


Poi entrò mio marito, mi guardò con il viso distrutto ed io scoppiai a piangere, non riuscivo più a calmarmi, pensavo a ciò che stavo perdendo: l'amore della mia vita e i miei gioielli, così piccoli, non volevo dargli questo dolore! Cominciò a stringermi forte e mi sussurrò:”sfogati, piangi, poi ti calmi piano piano, lo sai che non ti puoi agitare, se si alza la pressione...”


Il suo forte abbraccio riuscì a calmarmi e pensai che dovevo resistere, perché anche lui stava soffrendo, potevano essere gli ultimi minuti, gli ultimi secondi insieme, non parlammo più, solo con il pensiero e gli sguardi condividevamo questo grande dolore...


Il giorno seguente il 07/07/2008 fui operata, si lo stesso giorno in cui nacque mia figlia, ed è questa la data in cui festeggerò la mia “rinascita”, insieme alla mia famiglia.


Per mia figlia non fu un bel compleanno, ricevette i nostri auguri la sera tardi e per telefono, il viaggio annullato, altro che regalo speciale! Pensavo continuamente alla delusione che le avevo dato, anche perché era all'oscuro di tutto, le avevano detto solo che dovevo fare degli esami.


Dopo tre giorni subii la seconda embolizzazione, con un rischio maggiore della prima operazione. Il 30/07/2008 fu il giorno più bello, dopo l'esame della risonanza magnetica, dissero che finalmente ero fuori pericolo, inondammo la stanza di lacrime di gioia, quasi non riuscivamo a contenere una così bella notizia: ci abbracciammo prima io e mio marito, poi con i miei genitori e i miei figli che ci guardavano stupiti: solo allora riuscimmo a dire alla più grande che avevo avuto un problema di salute.


Un grazie infinito a mio marito, che mi ha sopportato e supportato, per merito suo mi sto riprendendo alla grande e non avrei avuto la forza di aggrapparmi così saldamente a quel filo sottile che era diventata la mia vita. Si, i miei pianti e la mia depressione mi hanno accompagnata per diverso tempo, sentimenti contrapposti convivevano in me: felice per essere ancora viva, ma debole psicologicamente, non riuscivo più a fare neanche la centesima parte di ciò che facevo prima.


Un grazie ai miei genitori e a mio fratello che mi hanno aiutato e mi sono stati vicini.

Grazie a tutti coloro che c'erano quando sono “ rinata”.


Un grazie anche ai miei figli, perché improvvisamente sono scomparsa temporaneamente dalla loro vita e quando sono tornata non ero in piena forma.


Il prossimo anno potrò dire a mia figlia che non sono riuscita a portarla a Mirabilandia, ma le ho fatto un regalo davvero speciale per il suo compleanno, festeggiarne tanti altri insieme.


Soprattutto NON FINIRO' MAI di ringraziare Dio, per avermi concesso di stare ancora un po' di tempo con le persone che ADORO.


Ovviamente non è ancora tutto finito, la mia vita dovrà cambiare, niente stress e voglia di vivere, dovrò fare dei controlli periodici per monitorare l'aneurisma, ma cercherò di stare ancora qui combattendo con le unghie e con i denti.


Lunanuova









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